.
Annunci online

Femministe Bergamasche Ruspanti
29 settembre 2009
Olympe de Gouges
 E’ nel Settecento, con l’Illuminismo, che, anche se non le venivano riconosciuti gli stessi diritti dell’uomo, la donna cominciò a contare nella società; fino al 1789, però, solamente alle donne dei ceti più abbienti fu consentito svolgere un ruolo attivo nel sociale, e bisognò attendere la rivoluzione francese perché fosse consentito anche alle borghesi e alle popolane.
Allora parteciparono alla presa della Bastiglia, marciarono in armi contro la reggia di Versailles (fu un corteo di migliaia di donne delle Halles, i grandi mercati generali di Parigi, quello che si mosse quando ci fu l’aumento del pane, marciando dalla città fino a Versailles, reclamandolo a gran voce, accampate tutta la notte dinanzi ai cancelli reali tanto che, assente il re, la regina Maria Antonietta fu costretta a far distribuire cestini di brioche), morirono lottando per le strade e finirono sul patibolo, manifestarono, complottarono, presero parte ai dibattiti e crearono associazioni in difesa dei loro diritti. Ma anche all’interno dei circoli più rivoluzionari continuarono ad essere estromesse dal voto, e poi  la Convenzione le escluse dai diritti politici e tolse loro il diritto di associazione, e Robespierre  proibì le associazioni femminili e persino i loro giornali.
Dagli avvenimenti della dittatura rivoluzionaria del "Terrore" fu travolta anche Olympe de Gouges, l’autrice della  "Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina"; strenua e battagliera nel difendere i diritti umani e la parità dei sessi, lottò per  i suoi ideali fino al punto di sacrificare la sua stessa vita.

Un giorno, a casa di Sophie de Condorcet, moglie del famoso politico girondino, aveva esclamato:
La femme a le droit de monter à l’échaffaud, elle doit avoir également le droit de monter à la tribune.
La donna ha il diritto di salire sul patibolo,  deve avere egualmente il diritto di salire in tribuna!
Scrittrice, autrice teatrale oggi completamente dimenticata, sensibile alle ingiustizie da qualunque parte provenissero, sia contro le donne che contro gli uomini (si offrì pure di difendere Luigi XVI quando fu arrestato), si batté per le cause più disparate, anche per la liberazione degli schiavi, per il divorzio e per i diritti degli orfani e delle madri nubili.
Convinta che  La donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo, nel 1791 fondò il "Cercle social", un’associazione che si prefiggeva la parità dei diritti delle donne, e pubblicò la "Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina" (testo che ricalcava la famosa "Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino", che stabiliva i diritti inalienabili e sacri dell’uomo) in cui Olympe, anticipando le rivendicazioni femministe, auspicava una società senza patriarcato.
Ben presto, però, si rese conto che le conquiste della rivoluzione non avvantaggiavano affatto le donne e che anche con il nuovo regime la libertà veniva calpestata, e ricominciò con i suoi infuocati discorsi libertari, attaccando il regime di Robespierre, il quale non esitò a condannarla a morte quando lei prese le difese di Luigi XVI.

Olympe de Gouges fu ghigliottinata il 3 novembre del 1793 per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica.

 

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA

 Uomo, sei capace d’essere giusto ? E’ una donna che ti pone la domanda ; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza ; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale.
 Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.

 

Preambolo

Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale. Considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono le cause delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati, affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi, e alla felicità di tutti. In conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’essere supremo, i seguenti Diritti della Donna e della Cittadina. 

Articolo I

La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.

Articolo II

 Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell’Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all’oppressione.

Articolo III

 Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e dell’uomo: nessun corpo, nessun individuo può esercitarne l’autorità che non ne sia espressamente derivata.

Articolo IV

 La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto quello che appartiene agli altri; così l’esercizio dei diritti naturali della donna ha come limiti solo la tirannia perpetua che l’uomo le oppone; questi limiti devono essere riformati dalle leggi della natura e della ragione. 

Articolo V

 Le leggi della natura e della ragione impediscono ogni azione nociva alla società: tutto ciò che non è proibito da queste leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere obbligato a fare quello che esse non ordinano di fare.

Articolo VI

 La legge deve essere l’espressione della volontà generale; tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, alla sua formazione; esse deve essere la stessa per tutti: Tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammissibili ad ogni dignità, posto e impiego pubblici secondo le loro capacità, e senza altre distinzioni che quelle delle loro virtù e dei loro talenti. 

Articolo VII

 Nessuna donna è esclusa; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi determinati dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa legge rigorosa. 

Articolo VIII

 La Legge non deve stabilire che pene restrittive ed evidentemente necessarie, e nessuno può essere punito se non grazie a una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne. 

Articolo IX

 Tutto il rigore è esercitato dalla legge per ogni donna dichiarata colpevole. 

Articolo X

 Nessuno deve essere perseguitato per le sue opinioni, anche fondamentali; la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna; a condizione che le sue manifestazioni non turbino l’ordine pubblico stabilito dalla legge. 

Articolo XI

 La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna, poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni Cittadina può dunque dire liberamente, io sono la madre di un figlio che vi appartiene, senza che un pregiudizio barbaro la obblighi a dissimulare la verità; salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge. 

Articolo XII

 La garanzia dei diritti della donna e della cittadina ha bisogno di un particolare sostegno; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti, e non per l’utilità particolare di quelle alle quali è affidata.

Articolo XIII

 Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese dell’amministrazione, i contributi della donna e dell’uomo sono uguali; essa partecipa a tutte le incombenze, a tutti i lavori faticosi; deve dunque avere la sua parte nella distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche delle dignità e dell’industria. 

Articolo XIV 

Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di costatare personalmente, o attraverso i loro rappresentanti, la necessità dell’imposta pubblica. Le Cittadine non possono aderirvi che a condizione di essere ammesse ad un’uguale divisione, non solo dei beni di fortuna, ma anche nell’amministrazione pubblica, e di determinare la quota, la base imponibile, la riscossione e la durata dell’imposta. 

Articolo XV 

La massa delle donne, coalizzata nel pagamento delle imposte con quella degli uomini, ha il diritto di chiedere conto, ad ogni pubblico ufficiale, della sua amministrazione. 

Articolo XVI

 Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non sia assicurata, né la separazione dei poteri sia determinata, non ha alcuna costituzione; la costituzione è nulla, se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione, non ha cooperato alla sua redazione. 

Articolo XVII

 Le proprietà appartengono ai due sessi riuniti o separati; esse sono per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno ne può essere privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, l’esiga in modo evidente, a condizione di una giusta e preliminare indennità.




permalink | inviato da fbr il 29/9/2009 alle 15:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
9 settembre 2009
Contro la violenza sulle donne- 9 settembre 2009
Oggi, giorno 9 settembre 2009 è stata decretata la giornata contro la violenza sulle donne.
Si terrà tra il 9 e il 10 settembre alla Farnesina la Conferenza Internazionale sulla Violenza contro le Donne, nell’ambito delle iniziative della Presidenza italiana del G8.
Secondo quanto rende noto il dipartimento delle Pari Opportunità in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, la conferenza sarà incentrata sul tema della violenza sulle donne, problema incredibilmente diversificato, pervasivo e protetto spesso dall’accondiscendenza e dall’omertà sociale nei confronti di crimini che vengono considerati cultura corrente, spesso dalle donne stesse, inconsapevolmente condizionate dal contesto in cui vivono.

Anche se non farà la vera differenza, indossate qualcosa di bianco, in segno di aderenza alla protesta.




permalink | inviato da fbr il 9/9/2009 alle 10:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 settembre 2009
La libertà non passa mai di moda - Mademoiselle Coco

BIOGRAFIA

Gabrielle Bonheur Chanel, seconda figlia di Albert Chanel, venditore ambulante, e Jeanne Devolle, trascorre un'infanzia molto umile e difficile, dopo che, morta la madre di tisi, il padre è costretto ad emigrare per cercare di mantenere i sei figli. A dodici anni Gabrielle viene perciò affidata con la sorella Julie ad un orfanotrofio di suore ad Aubazine. A diciotto entra come convittrice nel collegio Notre-Dame, a Moulins, dove impara a cucire. Gabrielle Chanel inizia il suo percorso sul palcoscenico del cafè Moulins La Rotonde come cantante, o meglio come poseuse, un'intrattenitrice che canta durente la pause dello spettacolo. Fu in questo ambiente che si creò il soprannome "Coco".

Trova quindi impiego in paese come commessa in un negozio di stoffe, la Maison Grampayre. A venticinque anni conosce un uomo molto influente, che le cambierà la vita, erede di una dinastia di industrie tessili, il barone Étienne Balsan, e gli si lega sentimentalmente. Si trasferisce presso la sua tenuta, dove Balsan alleva cavalli, e diventa ben presto un'amazzone provetta. La sagace Chanel intuisce l'opportunità di mettere a frutto le doti pratiche e creative cui col frequentare il bel mondo nel quale l'ha introdotta Balsan. Le chiedono di continuo dove acquista i suoi deliziosi cappellini. "Coco" fa il tentativo di trasformare in attività di modista quella delle ammirate creazioni fino ad allora limitate all'uso personale.Muove così i primi passi nell'ambiente della moda come disegnatrice di cappelli nel 1908,

Apre il suo primo negozio a Deauville nel 1913, ed un salone di moda a Biarritz, nel 1915, iniziando anche alcune collaborazioni con i sarti parigini più affermati in quegli anni. La fama di Gabrielle cresce rapidamente, grazie al suo stile che esalta una donna dinamica e priva di etichette, e culmina con l'apertura di un negozio in Rue Cambon 31 a Parigi.Lo scoppio della seconda guerra mondiale impose però un'improvvisa battuta di arresto. Coco è costretta a chiudere la sede di rue de Cambon, lasciando aperto soltanto il negozio per la vendita dei profumi. Nel '54, quando torna nel mondo della moda, Chanel ha 71 anni.
Il 10 gennaio del 1971 Chanel muore, lasciando la maison ai suoi assistenti Ramon Esparza e Gaston Berthelot.

L'IDEOLOGIA E GLI INTENTI DI CHANEL

Coco creò una femminilità con forme completamente nuove, non più quelle costrette in corsetti e lacci, per esaltare il seno e , appesantite da velette pizzi e chiffon, far crescere la libido maschile, facendo apparire la donna come vittima perennemente sottomessa agli sguardi  del'uomo, ma quelle di uno stile semplice ed essenziale che non richiedeva di mettere in mostra le proprie forme per essere ammirate. È lei che ha portato le donne a indossare i pantaloni e che ha introdotto l’unisex. Uno stile che vuole plasmare una donna dinamica, priva di etichette, libera, moderna e anticonformista, che si riappropria del suo corpo come intimità e non oggetto ornamentale da mettere in mostra. Nei primi decenni del secolo scorso, Coco Chanel ha rivoluzionato il concetto di femminilità. Artefice di una rivoluzione ante litteram.

 

Ha previsto e anticipato i desideri e i gusti delle donne che stavano vivendo un cambiamento: mentre i mariti e i padri erano al fronte, loro, angeli del focolare, erano uscite di casa per prendere il posto degli uomini sul lavoro. Il primo assaggio di una indipendenza fino ad allora impensabile. Avevano bisogno di abiti funzionali, pratici ma che al tempo stesso non castigassero la loro essenza femminile.

 

                                                                                                                                                                            Isi

 




permalink | inviato da fbr il 4/9/2009 alle 11:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
27 luglio 2009
'L'impiegato può toccare le colleghe'

Cassazione: basta che non ci sia libido

L’impiegato che in ufficio tocca le colleghe non rischia comunque una condanna per violenza sessuale. A patto, però, che nel suo comportamento non ci sia “ebbrezza sessuale”. Lo ha stabilito la Cassazione, respingendo il ricorso della Procura di Bologna contro l’assoluzione di un impiegato di Ferrara, che sul lavoro era solito fare “scherzi” alle colleghe toccandole.

Per la Suprema corte il comportamento dell’impiegato è “di certo poco raffinato”, ma non censurabile in quanto non c’era l’intenzione di “soddisfare la propria libido”. Di diverso avviso era stato il Tribunale di Ferrara che, il 17 maggio del ‘99, lo aveva condannato a un anno e due mesi di reclusione per violenza sessuale anche se poi la pena era stata sospesa.

L’assoluzione dell’impiegato “maneggione” era invece arrivata il 28 novembre 2008 dalla Corte d’Appello di Bologna. Contro tanta tolleranza la Procura del capoluogo emiliano ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l’uomo doveva essere condannato per violenza sessuale. La terza sezione penale ha però bocciato il ricorso della Procura e ha evidenziato che “la parte offesa ha riconosciuto che l’impiegato era solito praticare degli scherzi, anche se di cattivo gusto, toccando le colleghe di lavoro”. Un comportamento, dice la Suprema Corte, “di certo poco raffinato” e caratterizzato da “abitualità”.

Tuttavia, concede la Cassazione, legittimamente il dipendente è stato assolto in quanto nel suo atteggiamento “non si poteva ravvisare l’elemento soggettivo caratterizzante il reato contestato”, essendo necessaria per una condanna per violenza “l’espressione nell’agente di ebbrezza sessuale”. Cosa non avvenuta nel caso in questione.




permalink | inviato da fbr il 27/7/2009 alle 13:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
14 luglio 2009
Sciopero.
 



permalink | inviato da fbr il 14/7/2009 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
9 luglio 2009
Coalizione Italiana contro la Povertà
La Coalizione Italiana contro la Povertà è sostenuta da oltre 10 milioni di cittadini italiani e da 70 organizzazioni, associazioni, sindacati e movimenti della società civile italiana e internazionale.
Nata nel 2005, in questi anni, la Coalizione ha organizzato attività di mobilitazione e campagne internazionali, per spingere i leader politici a mantenere gli impegni assunti e sradicare la povertà, rispettare le Convenzioni Internazionali, l’ambiente e i diritti umani. Nei precedenti Vertici del G8, la Coalizione è stata riconosciuta come un interlocutore fondamentale nel processo di dialogo tra la società civile e le istituzioni italiane. Oggi, in occasione del Vertice di luglio, la Coalizione chiede al Governo italiano e agli otto paesi più ricchi del mondo, un maggiore e più responsabile impegno nella lotta globale alla povertà, nel garantire uno sviluppo sostenibile basato sui diritti umani e nel raggiungimento degli obiettivi del millennio.


www.gcap.it


PRESS the 8
http://www.gcap.it/index.php?mod=114&tp=21



permalink | inviato da fbr il 9/7/2009 alle 12:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
7 luglio 2009
Silenzio o censura?
 
Il quotidiano La Repubblica ha deciso, ad oggi, di non pubblicare questa lettera di Lea Melandri in risposta ad un articolo di Nadia Urbinati, apparso  il giorno prima. L’articolo di Urbinati è disponibile nella sezione Rassegna stampa.

Gentile Corrado Augias,
invio un commento all'articolo di Nadia Urbinati -L'Italia, il potere e il silenzio delle donne (Repubblica 30.6.09) - con preghiera di pubblicazione sulla sua rubrica.
Grazie dell'attenzione e cordiali saluti.
Lea Melandri

Parlando degli sconvolgimenti di valori e di costumi che interessano oggi l’Italia, Nadia Urbinati (La Repubblica 30.6.09) conclude: “è urgente che si levino voci di critica, di sconcerto, di denuncia; voci di donne. Questo silenzio ammorba l’aria”. A quali donne si riferisce? A tutte, genericamente? Non direi. Il richiamo alla “coraggiosa” Mary Wollstonecraft, alle sue battaglie contro l’ignoranza e l’esclusione delle donne dalla vita della città, suona infatti come la premessa per una lezione di femminismo, e, soprattutto, una lezione impartita al femminismo, per i temi essenziali alla civile convivenza che ha posto e che pare avere abbandonato: lo svelamento della violenza domestica, la critica alla falsa naturalità dei ruoli sessuali del maschile e femminile, la politicità della sfera personale. Non è raro, di questi tempi, che rimproveri, o sollecitazioni alla combattività perduta venga fatta dalle pagine dei quotidiani di maggiore tiratura e da donne stimabilissime, ma apparentemente ignare del fatto che la cultura femminista -che c’è ed è l’unica ad avere avuto continuità rispetto ai movimenti degli anni ’70- a questi stessi giornali non ha accesso. Così come è del tutto assente dal panorama intellettuale e politico del nostro paese. Di chi è allora il silenzio? Del femminismo o di chi, pur nello sconvolgimento della scena politica, che oggi interroga il rapporto tra i sessi in modo esplicito, tiene fermo lo sguardo o la curiosità sulle degradanti immagini di cocotte, intrattenitrici, amanti-bambine, e non si fa scrupolo di ignorare impegno, intelligenza, produzione di pensiero femminile?

Lea Melandri



da www.zeroviolenzadonne.it



permalink | inviato da fbr il 7/7/2009 alle 13:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
30 giugno 2009
Murata viva - Prigioniera della legge degli uomini
" Mi sedetti su una poltrona. Di fronte a me c'erano gli Adouls che leggevano il Corano. Non dovevo dire una parola.Soltanto firmare una maledetta carta davanti ai notai che stendevano l'atto di matrimonio, unico documento valido in Marocco. C'era scritto in arabo:
La figlia del tal dei tali si dichiara nubile, vergine, e diviene così proprietà del figlio di un talaltro, mediante una dote di...
Ottocentocinquanta dirham.Un dirham equivaleva più o meno a un euro. Valevo proprio poco. [...]

Quel maledetto venerdì in Marocco era giorno festivo. Nell'albergo, dove stava per iniziare la festa, tutto era pronto. Mi sentivo completamente indifesa. Non potendo fare altro, ostentavo cattivo umore e non rivolgevo la parola a Mussa. "smetti di fare il muso, tutti ti guardano!"
"Se ho voglia di fare il muso, lo faccio, sono affari miei".
Lo detestavo, lo odiavo, e volevo che tutti lo sapessero. Mi hanno truccato, pettinato, vestito.
Nel corso della serata dovevo indossare nove abiti diversi. Era una buona media: a certe spose ne toccano una ventina. Nella prima apparizione portavo un caffetano biamco con diadema e orecchini di brillanti falsi. Mi hanno fatta passare dietro l'albergo perchè nessuno mi vedesse prima dell'ingresso ufficiale. Un ingresso regale, su una portantina dorata, come se fossi una principessa delle Mille e una notte.

La futura sposa deve risplendere i bellezza.Deve salutare con la mano come la regina d'Inghilterra, deve sorridere a destra e a sinistra. Mi sentivo goffa, ridicola. Se fossi stata innamorata, in pace con me stessa, avrei adorato quel momento magico. Essere coperta di gioielli, ammirata da tutti, avrebbe potuto essere una sensazione esaltante. Invece, con un sorriso forzato sulle labbra, pensavo:"Ma che diavolo ci faccio qui?".
Era stato tutto inutile: avevo lottato e sofferto per niente.
Ero tornata al punto di partenza.

Alla fine di quella lunga notte di tortura, all'alba, mi fecero salire su una bella macchina. Eravamo diretti a un altro albergo, dove avrei donato la mia verginità a Mussa.(...)
Pochi minuti dopo ero nella camera di un grande albergo, la porta era chiusa. Non potevo scappare. Per fortuna Mussa non è stato brutale."
                                                                                                               [Leila- Murata viva]



permalink | inviato da fbr il 30/6/2009 alle 10:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
18 giugno 2009
Clarissa Pinkola Estès
 

“In quanto donne essere spinte o costrette a mantenere il silenzio per sopravvivere in una situazione impossibile di potere corrotto o ingiusto in famiglia, nella comunità o nel mondo... Gli altri sbagliano a pensare che, soltanto perché sta zitta, una donna approva la vita qual è. Per le donne significa che esiste un momento in cui mostrare i denti, la grande capacità di difendere il territorio, di dire: i limiti sono stati raggiunti e non è possibile valicarli. Il caprone non deve andare oltre, E, aspetta, ho qualcosa da dirti, le cose devono cambiare decisamente.”

( Clarissa Pinkola Estès – donne che corrono coi lupi – 1992)




permalink | inviato da fbr il 18/6/2009 alle 12:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
16 giugno 2009
Le violenze dei mariti, padri, fidanzati, amanti, uccidono le donne più del cancro, degli incidenti stradali, della guerra.
 DONNE: OGNI ANNO 10,6 MILIONI VITTIME DI VIOLENZE FISICHE E PSICOLOGICHE

(ASCA) – Roma, 12 giu – Sono 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di eta’ considerata).

5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%).

In un anno, 10 milioni e 631 mila donne sono vittime di violenze fisiche e sessuali, persecuzioni e violenze psicologiche: di queste, l’11,1% ha subito violenze sessuali o fisiche, il 20% e’ stato vittima di stalking e ben il 68,9% e’ stata vittima di violenze psicologiche.E’ quanto emerge da un’elaborazione COIRAG (Confederazione di Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi) su dati di un’indagine Istat 2007.

Nel mondo, le violenze dei mariti, padri, fidanzati, amanti, uccidono le donne piu’ del cancro, degli incidenti stradali, della guerra.

”I recenti fatti di cronaca – spiegano i curatori – hanno portato alla ribalta un tema che non ha mai smesso di essere attuale. L’ondata di stupratori dell’Est sembra farci dimenticare che e’ nel silenzio del nostro quotidiano familiare che la violenza nei confronti delle donne si manifesta in tutta la sua ferocia, ed e’ anche numericamente piu’ significativa.

Anche dei temi della violenza e della sicurezza si discutera’ al 17mo Congresso Internazionale Gruppi in Tempo di Conflitti che si terra’ a Roma dal 24 al 29 agosto 2009.

Esperti ed ospiti di livello internazionale affronteranno le grandi questioni globali che hanno una diretta influenza sui singoli individui e sulle societa’, analizzando quelle istanze sociali e culturali e i loro effetti sulla vita di tutti i giorni.




permalink | inviato da fbr il 16/6/2009 alle 23:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
15 giugno 2009
Dichiarazione delle donne indigene del Perù



permalink | inviato da fbr il 15/6/2009 alle 10:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
22 maggio 2009
Bangladesh. Per la prima volta nella storia una donna a capo della polizia

Dhaka (Asia News) - Per la prima volta nella storia del Bangladesh una donna è a capo di un posto di polizia. Hosne Ara Begum è stata assegnata ad un commissariato della capitale Dhaka e ha preso servizio il 18 maggio. Entrata in polizia nel 1981, la Begum ha lavorato in varie regioni del Paese ricoprendo incarichi in diversi dipartimenti tra cui anche il servizio d’intelligence del Bangladesh.

Le donne hanno fatto il loro ingresso nelle forze di sicurezza nel 1974. Allora erano solo 14, oggi sono 1.937 di cui 1.331 occupano posizioni di basso livello. Raggiunta da AsiaNews, la Begun afferma di ritenersi “davvero fortunata ad essere la prima donna a ricoprire il ruolo di ufficiale capo. Ed è un fatto positivo per il Bangladesh. Mi è stata offerta la possibilità di dimostrare la mia capacità ed il mio impegno per il bene del Paese”.

Per Khushi Kabir, attivista dei diritti umani, la nomina della Begun è un segno importante contro la discriminazione delle donne. “Sappiamo che in passato delle donne sono state violentate da poliziotti mentre erano sotto la loro custodia” ha affermato Kabir, sottolineando che anche tra la polizia sono frequenti “i casi di impunità dopo la violazione della legge e dei diritti essenziali” soprattutto delle donne.

Un rapporto di Odhikar, organizzazione bangladese per la difesa dei diritti, afferma che dal 2001 al 2007
5861 persone, tra donne e bambini, hanno subito violenze. Tra queste 636 donne sono state uccise e 69 si sono suicidate dopo le violenze. Il rapporto rivela che 1024 donne sono rimaste sfigurate dall’acido e 1884 hanno subito violenze familiari, di queste 1241 sono state uccise, 479 torturate, 61 sfigurate dall’acido e 95 si sono tolte la vita.

Kabir afferma che “la nomina di una donna a ufficiale capo non avrà un grande impatto, ma resta un fatto molto importante in una società maschilista come quella del Bangladesh”. Per l’attivista dei diritti umani “il governo dovrebbe aumentare questo tipo di iniziative” e “utilizzare i media e tutti gli strumenti possibili per promuovere un adeguata educazione della popolazione sui diritti dei cittadini e le responsabilità della polizia”.




permalink | inviato da fbr il 22/5/2009 alle 16:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
20 maggio 2009
Ho un nuovo tatuaggio, disse Angy
 Nel 2007 due ragazzi italiani venivano condannati in primo grado per stupro e percosse. Nell'ordinanza con cui vennero arrestati il Gip parlò di "incapacità di capire qual è il confine tra modalità, seppur disinvolte, ma lecite di manifestazione sessuale".

Oggi la sentenza viene rovesciata, i due sono assolti e si conferma per uno dei due l'accusa per lesioni volontarie. L'avvocato della ragazza Susanna Zaccaria è sorpresa: "La richiesta di assoluzione del sostituto pg mi lascia con un palmo di naso. Non credevo che fosse ancora necessario discutere sul principio che una donna è libera di iniziare un rapporto ma anche di interromperlo". Le donne, femministe e lesbiche di Bologna intanto convocano una assemblea ad Atlantide (P.ta Santo Stefano) per lunedì 18 maggio 2009 alle 21.30. .

Noi vogliamo oggi perciò riflettere - e farvi riflettere - sulle parole amare - ma assolutamente comprensibili - che Angy, la splendida e coraggiosa protagonista della vicenda della quale stiamo parlando, che si è battuta come una tigre per vedere affermato il diritto a decidere liberamente della propria vita e della propria sessualità, ha mandato al Corriere di Bologna.

Ho un nuovo tatuaggio. Oggi sul mio corpo la procura ha scritto: prendete pure, fate con comodo, non vi succederà nulla.
Nella mia anima è inciso: voto al silenzio. Significa che sono costretta ad ammettere che denunciare una violenza sessuale non serve a nulla.
Sì è vero, sono proprio io, quella che qualche anno fa incitava le donne molestate alla ribellione. La ragazza “che ha avuto il coraggio di parlare”….
Che ha avuto il coraggio sì, ma non una pena degna o un riconoscimento di colpevolezza per quelle immondizie che l’hanno profanata. In compenso, in seguito alla denuncia, la mia anima è stata stuprata da mille interrogatori, avvocati, mass-media; da minacce e diffamazioni di blog e forum, rivolte a me e alla mia famiglia.
Ragazza molestata ascolta bene: non ti ribellare se non vuoi essere picchiata, non denunciare se non vuoi essere insultata, questo ci stanno insegnando.
Consolati invece, c’è chi dice che ci stuprano perché siamo belle. Sentiti quindi desiderabile quando loro sono su di te, poi chiudi gli occhi e apri bene le gambe: se hai fortuna non durerà a lungo. Se stai buona e sono galanti ti risparmiano il pestaggio.
Quando sarà tutto finito, se hai ancora forze, striscia in silenzio fino a casa e lavati bene, molte volte: andrà tutto via. Tutto tranne quello schifoso odore di rancido, che resta indelebile: non viene dalle loro sudice mani, appartiene alla nostra società che marcisce in questa vergogna.



Preso da:
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/




permalink | inviato da fbr il 20/5/2009 alle 17:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
6 maggio 2009
Il corpo delle donne



permalink | inviato da fbr il 6/5/2009 alle 16:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
3 maggio 2009
Delara Darabi
  "Mi impiccano fra pochi secondi, aiutatemi!": cosi', alle 06.00 di ieri mattina, Delara Darabi, la pittrice iraniana condannata a morte per un omicidio commesso
a 17 anni, ha informato per telefono i genitori che la stavano portando sul patibolo. Lo ha raccontato il suo avvocato, Abdolsamad Khorramshahi, aggiungendo che il padre della ragazza e' ora ricoverato in ospedale in stato di shock.
Delara Darabi in una foto di Amnesty International
A mettere ieri personalmente la corda intorno al collo della ragazza, scrive il quotidiano Etemad, e' stato un figlio della donna per la cui uccisione e' stata condannata, nonostante Delara avesse accettato le condizioni poste dalla famiglia della vittima per concedere il perdono che le avrebbe salvato la vita: dichiararsi colpevole e cambiare avvocato.
L'esecuzione e' avvenuta a sorpresa ieri nel carcere di Rasht, nel nord dell'Iran, anche se il capo dell'apparato giudiziario, ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, aveva annunciato il 19 aprile scorso un rinvio di due mesi dell'impiccagione.
La ragazza e' stata messa a morte senza che nemmeno il suo avvocato venisse informato, come invece vorrebbe la legge.



permalink | inviato da fbr il 3/5/2009 alle 1:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
26 aprile 2009
Da Roma a Kabul un grido di rabbia unisce le donne

Mai più costrette a sanguinare!

            

Il
24 aprile 100 donne hanno dato vita a una perfomance artistica di denuncia e solidarietà nei confronti delle donne afgane. Recentemente l’Afghanistan ha reso legge una consuetudine che autorizza, nelle coppie sciite, il marito ad avere rapporti sessuali con la moglie anche non consensuale e di fatto legalizza lo stupro. Questa stessa legge vieta alle donne di uscire di casa, di lavorare e di andare dal medico senza il permesso del marito, e dà la custodia dei figli a padri e nonni in caso di separazione dei coniugi.

Con i piedi scalzi e del sangue che grondava hanno sceso la scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna per gridare con forza che nessuna donna mai più deve essere costretta a sanguinare! Ai piedi della scalinata hanno deposto dei sassi per segnalare l'indignazione per come è stata repressa la manifestazione di protesta delle donne in Afghanistan sotto gli occhi silenti della polizia.

Siamo donne. Italiane, arabe, sudamericane, donne di tutto il mondo che non si riconoscono detentrici di una cultura unica o di un modello di democrazia da esportare. Soprattutto quando questa democrazia viene spacciata come il fine giusto della guerra, in nome della libertà e dei diritti delle donne.

Ricordiamo che nella nostra Italia “democratica e occidentale” l’80% delle violenze avviene dentro le pareti domestiche, perpetrato da mariti, compagni, fratelli, padri. Solo attraverso la nostra consapevolezza, autodeterminazione e autorganizzazione possiamo trovare risposte.

RIPRENDIAMO LA PAROLA PARTENDO DALLA SOLIDARIETA’ TRA DONNE.
Noi come donne rispondiamo, ci organizziamo, usciamo dai ruoli assegnateci e lo facciamo quotidianamente attraverso la rivendicazione dei nostri desideri, sogni e bisogni.




permalink | inviato da fbr il 26/4/2009 alle 0:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
26 aprile 2009
Zurigo ha eletto una lesbica come sindaca della città
 I cittadini di Zurigo hanno eletto sindaca Corine Mauch, apertamente lesbica.
Nata il 28 maggio 1960, convivente con la sua compagna da molti anni, Corine Mauch porta al governo della città i socialdemocratici, sconfiggendo i liberali.
Paesaggista e ambientalista convinta, lesbofemminista fortemente impegnata, ha partecipato alla costruzione di due importanti spazi delle donne, il Gruppe Eis-Bar e il Centro Kassandra a Damvant.
Con l’elezione di Mauch, Zurigo conquista un primato. Parigi, Berlino e Amburgo hanno avuto sindaci apertamente gay, ma Corine è la prima sindaca lesbica di una città internazionalmente importante. L’EuroPride quest’anno si svolgerà a Zurigo dal 2 maggio al 7 giugno. Il programma, oltre al corteo e alla festa di apertura, include il film festival "Pink Apple" e il festival culturale "Warmer Mai", tornei sportivi e molti altri eventi e Corine Mauch terrà il discorso inaugurale dell’evento, insieme al parlamentare europeo Daniel Cohn-Bendit e all’attivista moldava per i diritti umani Mihaela Copot.



permalink | inviato da fbr il 26/4/2009 alle 0:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
CULTURA
23 aprile 2009
Le figlie di Erin
Il libro, di Silvia Calamati, parla del conflitto nord-irlandese e dà voce a chi in tutti questi anni ha cercato di urlare la propria disperazione, specialmente alle donne che, come in tutte le guerre, pagano conseguenze che vengono sempre messe in secondo piano e che non fanno "notizia".
Storie di donne comuni in circostanze eccezionali quali quelle di una guerra combattuta nel cuore dell'Europa tra l'indifferenza dell'opinione pubblica internazionale e la "criminalizzazione" portata avanti con ogni mezzo dalla propaganda britannica. Per la prima volta a parlare del conflitto sono donne impegnate in iniziative politiche ma anche semplici casalinghe trascinate nel dramma loro malgrado, mobilitate dalla perdita di un affetto o dalla privazione della libertà, comunque dall'assurdità di un regime costruito per opprimere e schiacciare una comunità privandola dei diritti umani più fondamentali.
 
                                                                                                                               



permalink | inviato da fbr il 23/4/2009 alle 17:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
22 aprile 2009
Shakespeare's sister
 Ecco un brano tratto da "A room of one's own" (Una stanza tutta per sè) di Virginia Woolf, in cui viene immaginata la vita dell'ipotetica sorella di Shakespeare, altrettanto dotata e capace.

"Consentitemi di immaginare, dal momento che i fatti sono così difficili a ottenersi, che cosa sarebbe accaduto se Shakespeare avesse avuto una sorella meravigliosamente dotata, chiamata Judith, poniamo. Molto probabilmente Shakespeare frequentò - perché sua madre era un’ereditiera - la scuola secondaria, dove è probabile che avesse imparato il latino- Ovidio, Virgilio e Orazio - e gli elementi-base della grammatica e della logica. [...] Nel frattempo quella sua sorella straordinariamente dotata, immaginiamo, rimaneva in casa. Era altrettanto desiderosa di avventura, altrettanto ricca di fantasia, altrettanto impaziente di vedere il mondo quanto lo era lui. Ma non venne mandata a scuola. Non ebbe la possibilità di imparare la grammatica e la logica, men che mai quella di leggere Orazio e Virgilio. Di tanto in tanto prendeva in mano un libro, magari uno di quelli di suo fratello, e ne leggeva alcune pagine. Ma a quel punto arrivavano i genitori e le dicevano di rammendare le calze o badare allo stufato e smetterla di fantasticare fra libri e fogli di carta. Avranno certo parlato con tono brusco ma gentile, perché erano gente concreta che sapeva come debbono vivere le donne e amavano la loro figlia - anzi, più facilmente di quanto non si creda, lei era la prediletta di suo padre. E’ possibile che scrivesse di nascosto qualche pagina, su in soffitta, ma stava bene attenta a nasconderla o bruciarla. Molto presto, però, ancor prima che fosse uscita dall’adolescenza, dovette essere promessa in moglie al figlio di un vicino mercante di lane. La ragazza gridò che il matrimonio le era odioso, e per averlo detto venne picchiata con violenza dal padre. Ma poi l’uomo smise di rimproverarla. Piuttosto la supplicò di non darle questo dolore, di non disonorarlo rifiutando il matrimonio. Disse che le avrebbe regalato una collana o una bella sottogonna; e aveva gli occhi pieni di lacrime. Come faceva a disobbedirgli? Come faceva a spezzargli il cuore. Fu la forza del talento che era in lei, da sola, a indurla a compiere quel gesto. Una notte d’estate la ragazza preparò un fagottello con le sue cose, si calò giù con una corda e prese la strada di Londra. Non aveva ancora diciassette anni. [...] Come suo fratello, lei possedeva il dono della più viva fantasia per la musicalità delle parole. Come lui, aveva una inclinazione per il teatro. Si fermò davanti alla porta degli attori; voleva recitare, disse. Quegli uomini le risero in faccia. L’impresario - un uomo grasso, dalle labbra carnose - scoppiò in una risata sguaiata. Urlò qualcosa a proposito dei cani ballerini e delle donne che volevano recitare - nessuna donna, disse, avrebbe mai potuto fare l’attrice. L’uomo fece intendere invece - vi lascio immaginare che cosa. Non avrebbe mai trovato qualcuno che le insegnasse quell’arte. E, del resto, avrebbe forse potuto cenare nelle taverne o andarsene in giro per strada a mezzanotte? Eppure il suo talento la spingeva verso la letteratura e desiderava ardentemente potersi nutrire in abbondanza della vita di uomini e donne e studiarne i costumi. E alla fine - poiché era molto giovane, stranamente somigliante nel volto a Shakespeare, il poeta, con gli stessi occhi grigi e le sopracciglia arrotondate alla fine Nick Greene, l’attore impresario, ebbe compassione di lei; la ragazza si ritrovò incinta di quel gentiluomo e così - chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna? - si uccise, in una notte d’inverno, ed è sepolta nei pressi di un incrocio, là dove oggi si fermano gli autobus vicino a Elephant and Castle.”



permalink | inviato da fbr il 22/4/2009 alle 18:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
SOCIETA'
16 aprile 2009
Kabul, corteo di donne preso a sassate: marciava contro la legge pro stupro
 Notizia del 15 Aprile 2009

Kabul - Trecento donne si erano radunate questa mattina a Kabul per protestare contro la famigerata legge che regola il diritto di famiglia per la minoranza sciita (circa il 15% della popolazione) e autorizza de facto lo stupro coniugale, togliendo alle mogli ogni tutela. La risposta è giunta con una fitta sassaiola scatenata da un migliaio di persone, uomini e donne, al grido di "morte agli schiavi dei cristiani", mentre alcune donne poliziotto tentavano di tenere separati gli aggressori dal piccolo corteo.

Legge contestata La comunità internazionale nei giorni scorsi ha chiesto con forza a Kabul la revoca della legge e il presidente Hamid Karzai si è impegnato a fare qualcosa. Ma il provvedimento è ormai stato approvato con il sostegno del parlamento, in un paese dove la violenza sulle donne resta un dato comune.

Stupro coniugale La legge, approvata lo scorso mese afferma che il marito sciita può pretendere di avere rapporti sessuali ogni quattro giorni, a meno che la moglie non sia malata; inoltre regola i casi in cui la donna può uscire di casa da sola: è "responsabilità della sposa essere pronta a soddisfare sessualmente io marito e non lasciare la casa senza permesso, salvo in caso di bisogno o difficoltà".

L'attacco di Mohseni Pochi giorni fa uno dei principali leader della minoranza sciita afgana, Mohammed Asif Mohseni, parlando all’università di Kabul aveva sostenuto che le critiche alla legge della comunità occidentale sono una "invasione culturale, che parte dal principio che una cultura è migliore di altre". Mohseni ha sostenuto che la nuova legge è stata "definita democraticamente dai parlamentari afgani" secondo "i principi che l’Occidente difende" e che ogni modifica governativa sarebbe "una violazione costituzionale"».

Karzai in difficoltà Il presidente Hamid Karzai, che in agosto affronta le presidenziali, si trova fra incudine e martello di fronte alle pressioni dei paesi occidentali, Italia, Germania, Francia, la commissione di Bruxelles, il Canada, gli Stati Uniti (Obama l’ha definita una legge "aberrante"), nessuno dei quali sarebbe entusiasta di vederlo tornare al governo. Karzai ha assicurato che la legge è in fase di revisione al ministero della Giustizia perché "alcune parti pongono dei problemi", e è ancora entrata in vigore. Il governo intende farsi scudo delle convenzioni internazionali firmate da Kabul: la revisione, ha spiegato un portavoce del ministero degli Esteri, dovrà "garantire" che la legge non violi gli impegni presi "sui diritti della donna e dell’uomo in generale".

Attivista assassinata Ma la repressione è moneta corrente, soprattutto nelle zone del paese dove i talebani continuano ad esercitare il potere. Domenica scorsa l’assassinio di Sitara Achkzai è stato rivendicato da un portavoce talebano. La donna, consigliera provinciale di Kandahar, era nota per l’attività in favore dei diritti femminili. Cittadina afgana e tedesca, aveva passato in Germania gli anni del potere talebano a Kabul ed era tornata dopo la caduta del regime. Rischiava la vita costantemente nella pericolosa Kandahar e lo sapeva: avrebbe avuto intenzione di ripartire. Quattro uomini su due motorette le hanno sparato mentre usciva di casa

Coppia giustiziata È di ieri la notizia di una giovane coppia giustiziata pubblicamente nella provincia sudoccidentale di Nimroz; secondo fonti governative i due "erano adulti, entrambi senza legami precedenti, si amavano e si volevano sposare, fuggiti dalle loro famiglie che non approvavano il loro progetto di matrimonio: tre mullah talebani li hanno trascinati alla moschea di Khash Rod ed emesso una fatwa che ne ordinava l’esecuzione: sono stati passati per le armi davanti all’edificio religioso".




permalink | inviato da fbr il 16/4/2009 alle 18:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
9 aprile 2009
Un cardinale che cerca di impartirci lezioni di femminismo?
 
Cardinale Martino:
Il vecchio femminismo era fondato sull’individualismo egocentrico e, spesso, egoista; il nuovo femminismo deve essere intessuto di amore per la vita, per la famiglia, per gli altri, un femminismo regolato dalla regina delle virtù: la carità”. Si chiude così l’intervento del cardinale Renato Raffaele Martino a conclusione della I Conferenza Internazionale sul tema "Vita, famiglia, sviluppo: il ruolo delle donne nella promozione dei diritti umani". Il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e Pace, promotore dell’iniziativa che ha riscontrato un vasto interesse, ha richiamato anzitutto il messaggio inviato da Benedetto XVI, un messaggio “di fiducia e di speranza, ricco della suggestiva proposta di un Cristianesimo del Sì”: Sì a Dio, alla vita, alla famiglia, alle donne e al loro genio. Subito dopo, il porporato ha evocato le sfide legate alla “cosiddetta emancipazione femminile”, “un evento epocale su cui si deve esercitare un costante, paziente, intelligente e oculato discernimento cristiano per ritenere il buono, per combattere il cattivo”, con particolare attenzione ad alcuni ambiti a cominciare dal “rapporto tra natura e cultura”. Su questo fronte, infatti, occorre scongiurare il rischio che la persona umana non sia più considerata “frutto di un progetto voluto e realizzato da Dio Creatore”, ma esclusivamente “un prodotto o della cultura o della tecnica”. Il secondo ambito cui porre attenzione, prosegue il cardinale Martino “riguarda le differenze di contesto” che incidono nei progetti di promozione della donna. “Le problematiche, anche in un mondo globale – ha spiegato il porporato – sono e restano locali, chiedendo quindi approcci differenziati e realisti”. Infine l’ambito delle disparità economiche, che “in maniera scandalosa, caratterizzano il nostro mondo ancora segnato da fenomeni drammatici come la fame, le malattie pandemiche, la miseria diffusa”, uno “scandalo inaccettabile”, che non può essere ignorato dal nuovo femminismo, anche perché “oggi, si presenta con il volto sofferente delle donne e dei bambini”. (S.G.)



permalink | inviato da fbr il 9/4/2009 alle 11:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 marzo 2009
Quanto è volgare l'insulto di chi ci raccomanda di diventare solo dei graziosi animaletti domestici!
 











...



permalink | inviato da fbr il 24/3/2009 alle 20:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
6 marzo 2009
Pubblicità e violenza alle donne
 Pubblicità di una casa di moda milanese affissa sui cartelloni per le strade di Napoli:pubblicità_violenta.jpg
http://www.relish.it/relish/RELISH09SS/index.html


Cartellone per la campagna contro la violenza sulle donne promossa da Telefono Donna bloccata poichè considerata contro il buon senso, il decoro e la morale pubblica:
violenza_donna.jpg



permalink | inviato da fbr il 6/3/2009 alle 15:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 febbraio 2009
Pegah Emambakhsh
 REGNO UNITO: RADICALI, RICONOSCIUTO STATUS RIFUGIATO A LESBICA IRANIANA
12 febbraio 2009: le autorità inglesi hanno riconosciuto alla ragazza lesbica iraniana Pegah Emambakhsh lo status di rifugiato politico, riferisce l’Associazione Radicale Certi Diritti.

"Ci è giunta oggi notizia dalla sede di Londra dell'Iranian Queer Railroad che alla ragazza lesbica iraniana Pegah Emambakhsh è stato riconosciuto definitivamente, dalle autorità inglesi, lo status di rifugiato politico a causa del rischio di condanna a morte in caso di rimpatrio forzato in Iran. Nella Repubblica Islamica è infatti prevista la pena di morte per le persone omosessuali". Lo riferisce in una nota Sergio Rovasio, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti.
"Per Pegah - ricorda la nota - si erano mobilitate l'autunno scorso in tutta Europa migliaia di persone e decine di associazioni che si battono per i diritti umani, in primis la nostra associazione Radicale Certi Diritti che, insieme ai parlamentari radicali del Pd, al Gruppo EveryOne e all'impegno al Parlamento Europeo dei deputati radicali Marco Cappato e Marco Pannella, si erano attivati in tutte le sedi istituzionali per salvare la vita di Pegah".


Per saperne di piu' : http://www.certidiritti.it/



permalink | inviato da fbr il 25/2/2009 alle 18:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 febbraio 2009
REGNO UNITO: GAY IRACHENI RISCHIANO ESECUZIONE SE RIMPATRIATI
 3 febbraio 2009: le autorità britanniche sono in procinto di rimpatriare un gay iracheno, nonostante in Iraq l’omosessualità sia punibile con la morte.
Lo denuncia l’organizzazione “Iraqi LGBT”, secondo cui sono sette gli omosessuali iracheni attualmente a rischio di deportazione in Iraq, uno dei nove paesi al mondo in cui i gay possono essere condannati a morte.
L’Agenzia di Frontiera britannica avrebbe consigliato all’uomo di – una volta rientrato nel proprio paese – condurre le proprie relazioni affettive “con riservatezza”.
Nonostante nel settembre 2007 due gay iracheni richiedenti asilo siano stati autorizzati a restare nel Regno Unito, fonti vicine all’uomo spiegano che per le autorità britanniche la sua azione legale risalirebbe a troppo tempo indietro per poter beneficiare della nuova legislazione che regola la materia, introdotta nel 2007.
L’omosessualità è punibile in Iraq con la pena di morte dal 2001, quando il governo di allora, capeggiato da Saddam Hussein, emendò il codice penale. La mossa rientrò probabilmente nel tentativo, da parte dell’ex dittatore, di ottenere il sostegno dei settori islamici più intransigenti.
Per “Iraqi LGBT” sono più di 430 i gay uccisi in Iraq dal 2003. Sono circa 40 i giovani omosessuali che attualmente trovano rifugio in alcune case della capitale irachena Baghdad.


Per saperne di piu' :
http://www.pinknews.co.uk/news/articles/2005-11065.html



permalink | inviato da fbr il 25/2/2009 alle 18:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
luglio       

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 92254 volte

Grafica by Gemelle_Glitter/



Hello!   siete capitate sul sito delle FBR ovvero
femministe bergamasche ruspanti!!
ah, già, ruspanti perchè come dice il mio fidato dizionario,
è l'aggettivo più adatto a indicare le galline razzolanti,
genuine, NATURALI (come noi d'altronde...)


 per cui...
 
FATEVI UN GIRO E LASCIATECI TANTI COMMENTI!!!!    

 

 

 










 

 

 

 

 

 

 
















In Canada, 1 su 3 donne viene
violentata almeno una volta nella vita.
1 su 8 verrà violentata mentre
andrà a scuola o all'università.













Si ritiene che circa il 58%
degli stupri non venga denunciato.

(USA)











          
 "FEMINISM
IS THE RADICAL NOTION
THAT WOMEN ARE PEOPLE"












Ogni 4 minuti, in media,
una persona è aggredita
sessualmente. (USA)




Solo il 3,5% dei violentatori
non ha mai visto la donna
che si accinge a stuprare.



   














In Italia oltre la metà
delle donne in età
14-59 anni ha subito almeno
una molestia sessuale,
un ricatto sessuale sul lavoro
o una violenza,
tentata o consumata,
nel corso della vita (55,4 %).






A WOMAN'S BODY,
A WOMAN'S RIGHT..





C'è un femminismo estremista
che non amo.

Soprattutto
per due suoi aspetti.
Il primo:
l'ostilità verso l'uomo.
Mi sembra che nel mondo
ci sia già troppo ostilità
bianchi e neri, destra e sinistra,
cristiani e non cristiani,
cattolici e protestanti che
non c'è bisogno di creare
un altro ghetto.
Il secondo:
il fatto che sia un progresso
per la donna moderna mettersi
nella stessa condizione
dell'uomo moderno il manager
che fa affari, il finanziere, il politico
senza vedere il lato assurdo
e anche inutile di queste attività.


Marguerite Yourcenar